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L'abitato di Mello si estende su un ampio dosso panoramico, distribuito tra vigneti ben curati che si incontrano salendo da Traona lungo la strada provinciale che porta al centro del paese. Come per tutti i Comuni della Costiera dei Cech anche Mello è formato da numerosi centri abitati distribuiti su varie altitudini ed il suo territorio è confinante con quello dei comuni di Traona, di Cercino, di Civo e di Novate Mezzola. La sua esistenza ebbe inizio attorno all'anno Mille, come provano alcuni documenti della pieve di Olonio. Un passato importante che portò Mello a raggiungere il suo massimo splendore nel sec. XII, quando era il centro più importante dell'intera Costiera. Rari sono però i segni di questa notorietà civile e sociale e con difficoltà sono rintracciabili negli edifici della Mello di oggi.
Fuori paese si possono ammirare i ruderi del Castello di Domofole, feudo dei potenti Vicedomini. Oltre a qualche tratto dei muri perimetrali è possibile vedere la torre a base quadrata e i ruderi dell'abside della Cappella di S. Maria Maddalena e la chiesa di S. Maria Maddalena. Numerose sono le leggende legate a questo edificio che rimandano alle diverse guerre che hanno contrassegnato la vita della Valtellina. Esso fu distrutto definitivamente nel 1524.
Allevamento, agricoltura e viticoltura furono le principali attività degli abitanti di Mello nei secoli passati, queste attività non garantivano sufficienti condizioni di vita e rilevante fu il fenomeno migratorio. La ricerca di pascoli li spinse fino in Val Masino, dove una valle porta il nome del paese: Val di Mello. Il bestiame però aveva sempre bisogno di nuovi pascoli ed ecco che anche gli alpeggi della vicina Valle dei Ratti e della Val Codera furono da loro utilizzati nei mesi estivi. Nei mesi invernali ci si spostava fino in Valchiavenna in quel di Samolaco e Novate.
Il fenomeno della transumanza fu molto forte e condizionò per secoli la vita contadina. Boschi, viti e pascoli sono il frutto di un attento e paziente lavoro che ha profondamente modificato la morfologia della montagna, basta osservare i possenti muri a secco realizzati per terrazzare il territorio al fine di renderlo più generoso. Ma la montagna non ha saputo sfamare tutte le bocche ed ecco spiegato il soprannome di zingari che la tradizione attribuisce a questa gente. Anche ai giovani di Mello toccò la sorte dell'emigrazione, soprattutto verso Roma, ma questo non alterò il forte amore verso la propria terra. Ogni estate, ancor oggi, molte famiglie originarie di Mello vi fanno ritorno per trascorrere le vacanze estive e rendere vivo ogni angolo del paese.
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